Smettiamo di glorificare il compromesso.

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Mi baso sull'assunto: se due persone si trovano in disaccordo, significa che almeno uno dei due sta sbagliando qualcosa.

L'Italia è un sistema a moltissime variabili e il Governo dovrebbe essere un controllore con lo scopo di migliorare la qualità del sistema.

Una prima definizione di “qualità del sistema” è rappresentata dallo stato di salute dei cittadini e dal loro grado di soddisfazione.
Servono quindi delle buone metriche per “leggere” questa informazione.
L'unico assunto per il resto del discorso è che i cittadini (e le forze politiche) condividano questa definizione.

Il miglioramento del sistema avviene tramite la seguente retroazione [0]:

1) la lettura e la correlazione continua delle metriche disponibili;
2) sulla base di 1) l'identificazione e l'attuazione degli interventi necessari per l'ottimizzazione.

È “semplicemente” un difficile problema di ricerca operativa ed è per questo che reputo deleteria la strada dei compromessi.
Se due forze politiche propongono soluzioni antagoniste, almeno una delle due sta sbagliando qualcosa e con il confronto smaliziato e basato sui fatti si può arrivare a comprendere chi (una o entrambe) ha sbagliato cosa.

Restando nel pragmatico, sono conscio che non siano presenti metriche sufficienti in quantità e qualità, e che quindi spesso siano presenti significative incertezze nella scelta degli interventi di ottimizzazione del sistema.
La situazione ideale che ho descritto prima potrebbe anche essere utopica e irraggiungibile nella sua forma teorica, come un asintoto ad infinito.

Un conto però è commettere errori di analisi, un altro è perseverare nella tutela esclusiva di interessi personalistici e a danno della collettività.

Non è necessario raggiungere l'utopia per invertire i circoli viziosi, basta perseguire il percorso virtuoso che comporta sia il continuo miglioramento dei sistemi informativi che il confronto politico il più possibile smaliziato.

Una condizione sufficiente ma non necessaria per considerare invotabile una forza politica è se tale forza politica non comprende tale percorso virtuoso o, peggio, avanza nella direzione opposta.

In conclusione, comprendo che lo status quo comprenda la necessità di compromessi, ma non rispetto e non condivido la sua glorificazione ad unica strada possibile per il “cambiamento”, perché non solo è sbagliata ma tende anche a rafforzare i circoli viziosi e tende ad allontanarci dalla strada virtuosa.

Che poi, ricordiamoci che a noi non serve il cambiamento fine a sé stesso, a noi serve il “miglioramento”.

E a prescindere, i compromessi non devono essere accettati se comportano il rinnegamento delle proprie motivazioni politiche e del proprio mandato elettorale.
Se capita di doversi confrontare con tali compromessi, o si rinnegano oppure si accettano solo in seguito ad un processo trasparente di autocritica.
Restando quindi coerenti e rispettando la fiducia accordata dagli elettori.

[0] Ad essere precisi, questa retroazione è contenuta in una più grande che comprende il sistema elettorale.

 
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