Atlas

Scrivo queste memorie dopo che te ne sei andato.
Penso mi aiuteranno a ricordare ciò che è successo, per i giorni, i mesi e gli anni a venire.
Per un giorno sei stato mio figlio.
Sei stato bellissimo.
Ti ho amato.
Ti amo ancora e mi manchi.
Da quando tua madre ti ha messo alla luce, sono passati due giorni molto intensi che mi sembrano ora essere durati tanto.
Una piccola Odissea in cui tanti differenti episodi si sono susseguiti.
Io e tua madre abbiamo deciso di concepirti prima di Dicembre del 2014 e per quel Natale penso di averle fatto uno dei regali più belli che ha mai ricevuto.

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Abbiamo scelto il tuo nome in anticipo.
Atlas è il nome del titano Atlante della mitologia greca, capace di reggere l’intera volta celeste con le sue possenti braccia e che ha avuto l’ardore di ribellarsi al più potente degli dei, Zeus.
È un nome poco diffuso e in molti ha suscitato dubbi, ma non ci ha hai fermati, a noi sarebbe piaciuto dartelo :-)
Non sapevamo se saresti stato un maschietto o una femminuccia e non avremmo mai pensato che avresti avuto un fratellino, per di più gemello :-)
Dopo aver capito che eri stato concepito, abbiamo pensato che eri solo nella pancina della tua mamma.
Quando abbiamo scoperto che eravate in due, la nostra gioia è esplosa :-)
Non essendo ancora consapevoli del tuo sesso, abbiamo quindi scelto altri due nomi per il tuo fratellino o sorellina (non potevamo ancora conoscere il vostro sesso).
Dante si è rivelato essere il tuo fratellino.
Eravate due gemelli mono-bi (mono-coriali e bi-amniotici), condividevate la stessa placenta ma con due sacche amniotiche distinte.
A parte un piccolo distacco, la gravidanza è proceduta per diversi mesi senza intoppi.
Durante le ecografie te e Dante vi siete messi nelle posizioni più assurde e improponibili.
Te stavi con il sedere in faccia a Dante e ogni tanto vi scambiavate i ruoli.
Alla mamma piaceva sia farvi i grattini che parlarvi.
Una brutta notte, tua madre ha sentito che stava perdendo un po’ di liquido e siamo quindi corsi in pronto soccorso ostetrico dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove lei è stata subito ricoverata.
Abbiamo entrambi avuto molta paura, perché eravate da poco entrati nel 6° mese di gravidanza e partorirvi in quel momento avrebbe significato darvi pochissime possibilità di sopravvivenza.
Dopo il ricovero comunque, è sembrato che le perdite fossero finite e ci si è addirittura domandati quale fosse stata la causa di tali perdite.
Sfortunatamente, dopo circa 2 settimane di ricovero, si è scoperto che una rottura della tua sacca era stata l’origine di tali perdite.
A quel punto abbiamo sperato che la situazione sarebbe restata stabile per almeno altre due settimane, in modo da portarvi al 7° mese di gravidanza.
Una notte, la mamma mi ha fatto sapere tramite messaggio che qualche piccolo segnale negativo stava avvenendo.
Ho cercato di rasserenarla (e di rasserenarmi), ma la mattina dopo, verso le 7, mi ha chiamato per dirmi di correre al pronto soccorso, perché stava per partorirvi con un taglio cesareo.
Sono subito corso al pronto soccorso, dove ho incontrato la mamma dolorante e preoccupata.
Ho cercato di rincuorarla come potevo.
Nel frattempo, anche i tuoi nonni (sia paterni che materni) sono arrivati al pronto soccorso.
Dopo un’ora e mezza di attesa, carica di tensione e preoccupazioni (sia per te e tuo fratello che per tua madre), è terminato il parto e ho potuto vedervi.
Eravate stupendi :-)
Ed io sono stato orgoglioso sia di voi che della mamma :-)
Mi hanno avvisato da subito che con te c’è stata qualche complicazione (delle echimosi dovute al fatto che hanno riscontrato difficoltà nell’estrazione dalla pancia della mamma).
In seguito sono andato a trovare la mamma e sono rimasto con lei per darle il calore che meritava dopo quella dura prova.
Le infermiere vi hanno portati a salutare me e la mamma e la vostra visione ci ha riempito i cuori di gioia :-)
Mi hanno informato che te, al contrario di Dante, hai avuto una difficoltà respiratorie.
Hanno portato al reparto di Terapia Intensiva pre-Natale prima il tuo fratellino e poi, dopo svariati minuti, anche te.
Vi ho pensati al sicuro, anche se il dubbio e la paura hanno cominciato, lentamente a salire.
Non mi hanno permesso di entrare subito a vedervi perché, a detta loro, erano in mezzo ad un cambio di consegne. Io penso che sia stato questo ritardo anche perché quei bravi medici erano già all’opera per cercare di farvi stare bene.
Quando nel pomeriggio, dopo le 15, sono tornato a vedervi, mi hanno prima fatto vedere il tuo fratellino Dante nella sua incubatrice.
Mi hanno tenuto per tanto tempo con lui, mentre vedevo sempre più medici girarti freneticamente attorno, con fare molto preoccupato.
Ad un certo punto ho visto l’agitazione crescere e hanno chiesto a tutti i genitori di andare via dall’open space dentro al quale vi trovavate te e tutti gli altri bambini.
Dopo un po’ di tempo, una dottoressa ha chiesto di parlarmi.
Non era un buon segno, ma in quel momento non ho pensato ancora al peggio.
Mi ha detto che la tua situazione era grave, molto grave.
Mi ha detto che le tue probabilità di sopravvivere non erano molto alte.
Ho chiesto di restare un attimo nella stanza a riflettere.
Avevo paura di perderti.
Nel frattempo, sia tuo nonno Clemente che la mamma, hanno chiesto tue notizie e io ho mentito loro dicendo che eri stazionario.
Non volevo preoccuparli e in fondo al mio cuore speravo ancora che sarebbero arrivate delle buone notizie che mi avrebbero rassicurato circa il tuo stato di salute.
Avevo paura ad alzarmi da quella sedia, non volevo uscire da quella stanza.
Se fossi rimasto li, ho pensato stupidamente, non mi sarebbero arrivate né buone, né brutte notizie.
Poi mi sono fatto forza e sono tornato nell’open space, dove il bravissimo Dr. Citterio mi ha esposto i fatti.
Avevi svariati problemi, dovuti principalmente alla prematurità della tua nascita.
La tua respirazione stava avvenendo solo grazie ad un respiratore artificiale.
Mi hanno assicurato che in quel momento stavano facendo tutto ciò che era possibile per cercare di aiutarti.

Mi assomigliavi, con quel grosso testone :-)
Quando sono tornato a trovare la mamma, ho avuto paura nel dirle ciò che stava accadendo.
Era con tuo nonno Clemente e le ho dovuto dire che la tua situazione era grave, ma al tempo stesso ho lasciato spazio per la speranza.
Dopo non molto tempo è ritornata la stessa dottoressa che mi ha dato quelle brutte notizie, e mi ha detto in separata sede che la situazione era peggiorata ancora.
Presentavi un’emmoragia cerebrale, eri anemico e il tuo sangue non coagulava bene.
A suo parere, solo un caso eccezionale ti avrebbe potuto salvare.
Quella sera, i medici ci hanno detto che se volevamo potevamo battezzarti.
Io sono ateo, ma ho messo da parte le mie convinzioni per cercare di darti anche solo una possibilità in più.
Ti abbiamo battezzato donandoti come secondo nome il nome di tuo nonno Clemente.
La cerimonia è avvenuta con i tuoi nonni (Ida, Clemente, Giuseppina e Leonardo), con la tua mamma (che abbiamo fatto scendere con la carrozzina) e con il tuo papà.
I tuoi nonni si sono molto emozionati, anche tuo nonno Leonardo, che non si emoziona spesso.
Hanno partecipato anche quei medici bravi del TIN.
Dopo la cerimonia, io sono andato a casa a cambiarmi e sono poi tornato a trovarti, per passare con te tutta la notte.
Mi sono messo al tuo fianco, ti ho riferito quello che tua madre mi aveva detto di dirti, ovvero che lei ti vuole tanto bene e ti ho anche cantato Soft Kitty per tante volte, mentre ti carezzavo la gambina.
Ho pianto.
Per tanto tempo ho pianto.
Una dottoressa mi ha chiesto se stavo bene.
Io, piangendo, le ho risposto di no.
La dottoressa che stava gestendo il turno di notte, dopo un po’ di tempo mi ha confessato che non ci sarebbe stato molto altro da fare e che era forse il caso di andare a preparare la tua mamma sul fatto che di li a poche ore ci avresti lasciati.
Siamo scesi io e la tua mamma a salutarti.
Le dottoresse presenti ci hanno aiutati a lasciarti andare.
Se fosse stato possibile fare un patto con il diavolo, gli avrei dato le mie gambe, le mie mani, il mio corpo e la mia anima in cambio della tua salvezza.
Senza alcun ripensamento, anche istantaneamente.
Ho sperato che questo fosse possibile.
Ci hai accompagnati per un giorno.
Sei stato nostro figlio e ti abbiamo voluto bene.
Te ne vorremo sempre.
Forse hai dato le tue forze a Dante, al tuo fratellino gemello.
Ti hanno dato in braccio a me e a tua mamma.
Ti abbiamo baciato.
Sembravi calmo e sereno.
Avevi la tua manina destra appoggiata al viso come quando tua mamma riposa.
Io ho pianto per tutto il tempo.
Sei un pezzo del mio futuro che è andato via.
Volevo giocare con te e con il tuo fratellino, vedervi crescere e fare grandi cose.
Volevo vedervi sereni e felici, assieme ai vostri nonni.
Riempire la nostra casa di gioia e casino.
Portarvi a scuola, aiutarvi a risolvere i problemi che avreste incontrato nel corso della vostra vita.
Vedervi innamorati di una ragazza (o anche di un ragazzo, non mi importa).
E invece c’è questo vuoto.
Te non ci sei più.
È come se mi avessero tolto la parola e prima ancora il fiato, poco prima di un lungo e articolato discorso.
Per un lungo giorno hai riempito di significato la vita mia e della mamma.
Mi manchi.
Ti voglio bene.
Il tuo papà, che è stato tanto orgoglioso di te dal primo momento che ti ha visto.
Sei stato giusto e bellissimo.

 
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